HE-NZO

Hen-zo è solo anagraficamente un cittadino italiano. In realtà vive e lavora in un mondo parallelo, SLP, lo Stato Libero di Pappullo. Un mondo fatto di musica, di colore, di gioia di vivere. Un mondo sovrastato da un pantheon dove convivono, in allegra promiscuità, Milton e Maradona, Modigliani e i Deep Purple, Corto Maltese, Bukowski e Celine. Un mondo dove si combatte quotidianamente la battaglia contro il dolore e la malattia, contro le ossa che fanno male e i farmaci che bucano lo stomaco.
Un mondo dove non c’è spazio per l’ipocrisia, il perbenismo, i luoghi comuni.
Un mondo difficile da descrivere, un mondo da vivere. Hen-zo , nella sua masseria-atelier ai piedi di Agnone, in un Altissimo Molise ancora impervio e inaccessibile quasi come al tempo dei Sanniti, dove vive e lavora circondato da una biblioteca eccentrica e coltissima, protetto da mura affrescate; Hen-zo e la sua musica rock rigorosamente vinilica, la sua tavolozza, un arcobaleno di colori.
Nel suo mondo si è sopraffatti da quadri alle pareti o sparsi dappertutto. È difficile definire le sue opere: pop art, autobiografismo, realismo magico, raffinato naive? Le sue bellissime donne, i suoi amici, la quotidianità del Bar dei Poeti sono illuminati e trascesi dal suo sguardo.
Uno sguardo attento, curioso, partecipe. Uno sguardo vivo, intenso, infantile. Uno sguardo condiviso con il suo alter ego, il pestifero e simpaticissimo nipotino che ha ribattezzato Fibra, un piccolo diavolo, o un Piccolo Principe, che Hen-zo ama alla follia e Fibra ricambia regalandogli l’intensità e la leggerezza di una visione infantile, coloratissima e felice della realtà. Un fanciullino, due fanciullini che neanche un Giovanni Pascoli in trip psichedelico avrebbe potuto immaginare.
Hen-zo conosce benissimo il dolore, la malattia, la fatica dell’esistenza ma di tutto ciò nei suoi quadri non c’è traccia, se non in qualche sguardo malinconico o in una parete di mattoni metafisica o in qualche apparente discrasia anatomica.
La sua cura, quella dell’anima, si sprigiona attraverso le sue opere.
Della sofferenza non ha paura, la combatte e la sconfigge con la gioia di vivere, con la bellezza, con l’irriverenza e lo sberleffo. Hen-zo, il padrone, il re e lo schiavo di SLP, ha costruito un mondo dove vince sempre la forza dell’arte. E vaffanculo all’artrite reumatoide!

 

Italo Marinelli

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